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Si sono conclusi ieri i tre giorni di eventi mondainesi tra arte, natura, storia e cultura.
Margherite senza maestri il percorso che ha convogliato le forze della Proloco, dell’Amministrazione comunale e dell’Associazione L’Arboreto verso l’unico obiettivo di promuovere il territorio, ha riscosso un notevole successo, con grande soddisfazione di tutti gli addetti ai lavori.

La camminata di primavera, grazie anche al bel tempo, ha riunito 350 persone per trascorrere una giornata in mezzo alla natura incontaminata del nostro territorio. Tanti poi hanno seguito con interesse sia l’inaugurazione della mostra del pittore Phelan Black, che la conversazione con Valeria Cicala su Diana dea dei boschi.

Di notevole successo anche la giornata di sabato, dedicata alla cultura teatrale e all’esperienza dell’Arboreto e del Teatro Dimora, che si č aperta con una dedica speciale a Simona attraverso l’inaugurazione dell’opera di Franco Pozzi “Animula vagula blandula”. A seguire l”incontro-conversazione “Ai margini del teatro. L’esperienza dell’Arboreto, dalla periferia al centro, andata e ritorno” condotto da Gerardo Guccini (docente di storia del teatro e dello spettacolo, Dams-Bologna), la presentazione dello studio di Serra Teatro e Marcello Chiarenza “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”.

 

 

La risonanza che ha avuto il Latinus Ludus si č sentita a livello nazionale. Sono circolati in paese infatti,
oltre ai 500 ragazzi iscritti all’olimpiade del latino, provenienti da tutta l’Italia con i relativi accompagnatori, anche gli operatori di Mediaset per girare gli speciali dedicati a questa insolita competizione culturale da introdurre all’interno dei loro notiziari.

Ma dulcis in fundo…un tocco di romanticismo quattrocentesco, accompagnato da una rosa rossa che č stata gentilmente offerta a tutte le signore intervenute. Nella sala del Durantino domenica pomeriggio č stato presentato il libro Giuliano e Diamante dello storico riminese Oreste Delucca. Ennio Grassi e Lucia Lombardi hanno dato vita ad una presentazione molto accattivante del racconto nato dal ritrovamento di un manoscritto del 1400. Oreste Delucca, noto storico “spulciatore d’archivi”, si č misurato con una storia d’amore facendo una «fatica boia», come lui stesso l’ha definita. Niente di piů normale se si pensa al suo vero lavoro.

 

Delucca č autore di tre tomi, frutto di decine d’anni di lavoro d’archivio, intitolati L’abitazione riminese del Quattrocento e di tanti altri saggi storici. Il suo intento, con questo piccolo racconto č stato «quello di introdurre le persone in una dimensione storica, con le raffigurazioni di luoghi e di modi di pensare e di vivere del nostro passato -ha raccontato-. Cose che poi sono rilevabili da tutti quei dati d’archivio», insomma dal suo pane quotidiano.

 
Ennio Grassi ha definito il racconto come «una spy story, una storia indiziaria, come ogni storia, che si ricostruisce con i frammenti rimasti in un archivio. Il lettore rimane nel dubbio, cosě come l’autore stesso, nella consapevolezza che la veritŕ č sempre fuggevole».
Questa storia non ve la raccontiamo, piuttosto vi lasciamo volontariamente nella curiositŕ di scoprire tra quelle pagine una storia d’amore antica e le ambiguitŕ che l’accompagnano da secoli.

ProLoco Mondaino

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